DUE CHIACCHIERE CON

Virginia Secci

Migliorare la propria professionalità attraverso i programmi europei.

di Carlo Coni

di Carlo Coni

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Alla scoperta della mobilità giovanile con una giovane imprenditrice e delle sue esperienze con il programma Erasmus +

English Version

Virginia Secci è una guida turistica regionale, formatore professionale per la comunicazione e il marketing e coordinatrice dei progetti dell’Associazione Giovani Iddocca che ci ha raccontato la sua esperienza con la mobilità giovanile europea.

Ciao Virginia: raccontaci un po’ di te e di cosa ti occupi

Sono una viaggiatrice appassionata, una comunicatrice affascinata dal racconto, un’entusiasta tessitrice di relazioni. 

Sono una libera professionista nel settore del turismo e della comunicazione. Sono guida turistica e lavoro prevalentemente con gruppi di stranieri che accompagno alla scoperta della Sardegna.

Mi sono occupata della creazione di contenuti turistico/culturali per il web. Da qualche anno sono inoltre formatore professionale per la comunicazione e il marketing, seguendo soprattutto giovani imprenditori attraverso training e consulenze per l’avvio delle proprie attività. 

Sono una viaggiatrice appassionata, una comunicatrice affascinata dal racconto, un’entusiasta tessitrice di relazioni. 

Dal 2011 ti sei occupata, e ti occupi attualmente, di mobilità giovanile europea e dei programmieuropei legati a questo argomento. Sei una delle fondatrici dell’Associazione Giovani Iddocca: come è nata questa esperienza e come si è sviluppata?

Nel 2011 ho scoperto i programmi europei per la mobilità dei giovani grazie a un corso di formazione sull’europrogettazione promosso dal Consorzio turistico Sa Perd’e Iddocca. Dal corso è nato un gruppo informale di giovani e il nostro primo progetto, uno scambio giovanile finanziato dalla Commissione europea.  
Da quel momento è iniziata un’avventura che continua ancora!

Ci siamo formati e continuiamo a farlo partecipando alle varie opportunità offerte dai programmi europei come Erasmus+. Nel 2018 da gruppo informale siamo divenuti l’associazione culturale Giovani Iddocca e al momento siamo una delle realtà consolidate che garantiscono la partecipazione ai programmi per la mobilità ai giovani sardi, in particolare coloro che provengono dalle zone interne e rurali.

In questi anni attraverso la nostra associazione tanti giovani sono partiti per partecipare  a numerosi scambi  e corsi di formazione in giro per il continente europeo.

Dallo scorso anno gestiamo e animiano uno sportello informativo della rete Eurodesk, l’Antenna Locale Movidindi (in collaborazione con i Comuni di Albagiara, Collinas e Genuri) con l’obiettivo di stimolare i giovani alla partecipazione a programmi europei per la formazione, il lavoro, il volontariato e soprattutto con l’impegno nel formarli alla progettazione di iniziative giovanili locali e internazionali.

Le tue diverse partecipazioni a progetti europei giovanili ti hanno aiutato per la tua crescita personale e professionale. Quali sono i migliori e i più importanti aspetti che vuoi condividere degli scambi giovanili, dei corsi di formazione o del servizio volontario europeo?

La partecipazione al vecchio Servizio Volontario Europeo è stata fondamentale nel mio percorso. Sono partita con una scarsa autostima e sono rientrata entusiasta e molto più sicura di me stessa.

Lascio immaginare a livello personale quanto possa avermi arricchito vivere due mesi nei Balcani, circondata da persone di vari paesi e background.

Ma vorrei soffermarmi su alcune competenze che questa e altre esperienze mi hanno permesso di acquisire o affinare. Partiamo dall’inglese: il mio livello è decisamente migliorato, ho avuto un vero e proprio sblocco e grazie ai numerosi progetti che ho seguito in lingua inglese posso dire di utilizzare ormai questa lingua a livello professionale senza difficoltà.

Ve la immaginate poi una comunicatrice che è terrorizzata dal parlare in pubblico? Quella ero io! Mi sono ritrovata nel corso del mio volontariato a dover parlare del programma Erasmus+ alle scolaresche e nelle università.

Se penso che ora gran parte del mio lavoro sia basato sul parlare in pubblico sorrido e sono grata per quel trampolino di lancio che è stata la mia partecipazione  al volontariato. Potrei continuare all’infinito ma penso si abbastanza per non annoiare chi legge!

Da un punto di vista professionale, come ti ha aiutato la mobilità a costruirti un lavoro?

La mobilità internazionale mi ha dato una grande spinta per costruire la mia professione che è di natura autonoma. Partecipare a iniziative giovanili all’estero infatti mi ha dato la motivazione anzitutto per mettermi in proprio, grazie al confronto con altri professionisti europei.

Il confronto con i colleghi internazionali  inoltre mi ha fatto superare il complesso della versatilità delle mie competenze che finalmente promuovo come vantaggio della mia professionalità. 

A livello pratico faccio due esempi concreti sul come la mobilità mi sia venuta in aiuto per costruire e gestire il lavoro. La dimensione interculturale che ho sperimentato nelle diverse esperienze internazionali mi è tornata utile quando mi sono ritrovata a gestire gruppi numerosi di turisti stranieri, provenienti spesso da diversi paesi e differenti contesti socioculturali.

Per quanto riguarda la professione di formatore, quando mi è stato proposto di seguire gli imprenditori,  premetto che non avevo mai insegnato in vita mia, mi sono ritrovata a utilizzare moltissime metodologie didattiche che avevo sperimentato e imparato partecipando ai numerosi scambi e corsi di formazione che ho seguito grazie al programma Erasmus+. 

A seguito della tua attività e dei tanti progetti a cui hai partecipato, sei diventata un’ambasciatrice della mobilità. Perché consigli ai più giovani di non perdere queste occasioni?

Perché sono l’esempio vivente dell’efficacia dei programmi per la mobilità. Se mi fossi fermata alla formazione accademica e ai tirocini svolti non avrei le stesse qualità professionali che reputo di avere e che gli altri soprattutto mi riconoscono. In realtà la professionalità è la punta dell’iceberg.

Penso sia la crescita personale il traguardo principale che si possa raggiungere partecipando ai programmi per la mobilità internazionale, vere e proprie occasioni per imparare, per conoscere culture diverse, per stringere relazioni, per divertirsi ed empatizzare, per sentirsi valorizzati per le qualità che si hanno, senza pregiudizi.

Infatti quello che noto sempre nei vari scambi e corsi a cui partecipo è che in questi contesti i giovani si sentano più liberi di esprimersi, un passaggio che reputo fondamentale per la maturazione di un individuo. 

Come stai passando questa quarantena? Stai lavorando a futuri progetti?

Nonostante la quarantena mi tenga bloccata a casa senza poter viaggiare, me la sto passando abbastanza bene. Sto approfittando per leggere tanti libri, guardo film e serie tv ma soprattutto sto studiando una nuova lingua (se non ora quando?! ).

Per quanto riguarda il lavoro di formatore continuo a seguire i miei allievi attraverso piattaforme virtuali, mentre invece sul versante della professione di guida al momento ovviamente sono ferma quindi mi sto preparando per la fine dell’emergenza cercando di studiare delle proposte di nicchia per la clientela locale, che finora ho poco considerato.

Come sai, Treballu nasce come “spazio di collaborazione, di scambio e di crescita”. Credi che la collaborazione sia un ingrediente fondamentale per la rinascita delle comunità quando l’emergenza sarà finita?

Credo nella collaborazione a prescindere dalle emergenze e nella professione posso dire che dalle collaborazioni ho tratto le esperienze più appaganti.

Spero che il momento storico che stiamo vivendo sia davvero l’occasione per mettere a frutto le collaborazioni e credo fermamente che le comunità che basano il proprio funzionamento sulla collaborazione e lo scambio siano quelle che effettivamente potranno ripartire dopo questa emergenza.

I coworking sicuramente aumenteranno nella fase successiva all’emergenza, situazione che richiederà un utilizzo delle risorse più sostenibile e dunque anche la riprogettazione dei luoghi del lavoro.

Sarà soprattutto la mentalità a cambiare, o meglio, usciranno vincitori coloro che si approcceranno al mondo del lavoro in un’ottica di sostenibilità basata sulla cooperazione e la condivisione di spazi fisici e virtuali. 

Segui o contatta Virginia

virginiasecci@gmail.com

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